I copertoni esausti rappresentano una delle sfide ambientali più importanti della nostra epoca tanto che sono diversi i tentativi di riciclaggio e recupero che vengono studiati e messi in atto.

In molte realtà del pianeta i copertoni rappresentano però uno straordinario e versatile elemento utile per la costruzione della propria abitazione.

L’età media dei mezzi in circolazione e la qualità delle strade fanno sì che in molti paesi africani la materia prima dei copertoni esausti non manchi. Se la maggior parte dei pneumatici viene purtroppo bruciata per estrarre e rivendere i metalli dell’armatura un considerevole numero viene recuperato, rivenduto e riutilizzato come prezioso materiale edile.

A differenza dei bidoni è raro trovare edifici autocostruiti realizzati interamente con copertoni; alcune interessanti “tyre houses” sono state edificate nel secondo dopoguerra negli Stati Uniti ma è l’architetto Mike Reynholds ad aver esplorato questa tecnica a partire dagli anni ’70.

I numerosi edifici da lui concepiti e chiamati “Earthships” utilizzano i copertoni come muro di sostegno di terrapieni a cui addossare la costruzione o come vere e proprie pareti dalle forme organiche e curvilinee.

Nel continente africano gli edifici interamente realizzati con pneumatici non sono molto diffusi, ad esclusione di piccole botteghe di gommisti o alcuni interventi promossi da ONG europee che hanno diffuso l’utilizzo di questi elementi per realizzare scuole o piccole strutture (sulla scia dell’interessante tyre school progettata da AR-CO per la ONG Vento di Terra in Palestina).

Il motivo di questo scarso utilizzo in un’autocostruzione di estrema necessità è dovuto alla forma e alla composizione dei copertoni che risultano poco stabili se impilati senza riempimenti e destinati a deformarsi sotto il peso.

La situazione è peggiorata dall’assenza di dimensioni standard che rende impossibile far combaciare gli elementi per formare una muratura continua e dalla scarsità di spazio in molte realtà urbane di emergenza, che rende impossibile utilizzare pareti con forti spessori.

Nonostante questo i copertoni esausti sono molto utilizzati come elementi accessori, ad esempio nella realizzazione di muri di sostegno, argini o terrazzamenti.

In alcuni argini vengono realizzate pile verticali intorno a pali di legno che non garantiscono l’impermeabilità ma contrastano l’erosione delle acque sul terrapieno retrostante, più spesso però si costruiscono terrapieni con un’adeguata scarpa e più file di elementi, ottenendo una stabilità notevole all’erosione e alle spinte del terreno.

La tecnica è relativamente semplice: occorre formare file di copertoni uniformi per dimensioni, infilare all’interno un elemento di contenimento provvisorio come un pezzo di cartone o di nylon, inserire la terra e pressare con forza fino a compattare completamente il riempimento.

Negli edifici i copertoni possono essere utilizzati come casseri a perdere per fondazioni di piccoli elementi, come cordoli e riempimenti per il sovralzo di pavimenti e piani di calpestio, più raramente, in certi edifici particolarmente creativi, come telai di finestre circolari.

Le camere d’aria non recuperabili (i pneumatici tubeless sono ancora poco diffusi in Africa) hanno altrettanta fortuna, come guarnizioni impermeabilizzanti per i chiodi delle coperture, come tiranti elastici per teli, per annodare strutture in legno o per formare i cardini di porte e finestre.

Dove lo spazio è sufficientemente ampio i copertoni rappresentano, insieme a scarpe rotte, lattine e barattoli in plastica ottimi vasi per praticare un minimo di agricoltura urbana.

Sui tetti piani questi vasi improvvisati hanno l’importante funzione di creare una sorta di “tetto verde” riducendo di molto il calore negli ambienti interni.

Sulle coperture spioventi invece, trattandosi di elementi ampi e sufficientemente pesanti anche se maneggievoli è quello di appesantire le lamiere in funzione antivento, risolvendo così uno dei problemi principali degli edifici autocostruiti in lamiera ondulata.

In alcune realtà, infine, si stanno studiando soluzioni innovative che permettono di utilizzare copertoni da camion impilati e giuntati fra loro per costruire piccole fosse settiche off-grid, una soluzione creativa a uno dei più annosi problemi in molte città africane.

Technical details – pneumatici e copertoni

Building tips – pneumatici e copertoni

  • In fase di progetto valutare con attenzione il numero di pneumatici necessari (per un terrapieno potrebbero essere numerosi) e i volumi di terra da movimentare;
  • Considerare la possibile debolezza degli elementi (in gran parte dei paesi dell’Africa i copertoni vengono utilizzati ben oltre i normali livelli di usura e sostituiti quando sono ormai completamente distrutti);
  • tenere in considerazione il rischio di incendio: anche se i copertoni non sono facilmente infiammabili sono molto difficili da spegnere una volta incendiati e sprigionano fumi tossici e inquinanti; nelle aree vicine ai terrapieni non devono essere accesi fuochi;
  • Le dimensioni e la forma dei copertoni non permettono di realizzare angoli retti, prevedere raccordi curvilinei fra i muri o ambienti semicircolari;
  • per aumentare la resistenza dell’insieme è possibile giuntare i singoli copertoni con filo di ferro, sia in senso orizzontale che fra i vari corsi;
  • utilizzare il più possibile pneumatici di dimensioni e spessori omogenei per evitare instabilità e punti deboli, può essere d’aiuto dividere sommariamente gli elementi per spessore e diametro prima di iniziare il lavoro.

African way è un viaggio nei luoghi dove costruire è una necessità e richiede creatività e ingegno per recuperare materiali minimizzando le risorse.

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Federico Monica

Architetto e PhD in Tecnica e Pianificazione Urbanistica. Appassionato di Africa e fondatore di Taxibrousse mi occupo da oltre dieci anni di slum e insediamenti informali, autocostruzione, materiali e tecnologie povere.


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TaxiBrousse è uno studio che sviluppa progetti e consulenze di ingegneria, architettura, urban planning e ambiente per la cooperazione internazionale

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