Le costruzioni realizzate con teli e tessuti sono l’immagine per eccellenza dell’architettura effimera: leggere, elementari, essenziali e rapide da realizzare e smantellare.

Non a caso questa tradizione costruttiva è tipica di numerose popolazioni nomadi o seminomadi che necessitano di ripari facilmente trasportabili, da innalzare in poco tempo e altrettanto semplici da rimuovere.

Sono celebri le tende dei popoli nomadi del deserto come le tende nere dei Tuareg, le beit shaar beduine o le Khaima dei Mauri; piccoli capolavori di tecnica che permettono di realizzare ripari efficienti e complessi minimizzando la risorsa più costosa e importante: il legno.

In queste tende infatti, antenate delle odierne tensostrutture, gli unici elementi di legno necessari sono i pali centrali (unico nella Khaima, multiplo nelle diverse tipologie regionali di tende nere) che sorreggono i teli o le pelli di capra cucite fra loro.

La struttura in legno non è quindi autoportante: è la forte tensione dei teli ottenuta tramite lunghi tiranti a comprimere a terra gli elementi verticali garantendone l’equilibrio.

Se ancora oggi migliaia di persone vivono in tende simili alle tipologie perfezionate nel corso dei millenni le architetture spontanee realizzate con teli e tessuti hanno conosciuto un’enorme fortuna negli ultimi decenni, soprattutto negli insediamenti più poveri o di nuova costruzione.

Il simbolo di questa edilizia urbana spontanea sono i famosi “tarpaulins” di UNICEF e UNHCR, messi a disposizione di governi e istituzioni durante calamità o situazioni di emergenza e spesso dirottati in un fiorente mercato nero di materiali di recupero per l’autocostruzione.

I teli in nylon o polietilene sono facilmente recuperabili a basso costo (soprattutto se di seconda o terza mano) sono perfettamente impermeabili, leggeri e ben trasportabili una volta piegati o arrotolati ma soprattutto permettono a tutti di arrangiare un riparo di fortuna, anche senza aiutanti o con pochi altri materiali a disposizione.

Nonostante gli slum siano comunemente percepiti come il regno dell’architettura effimera esistono al loro interno gerarchie nette fra i materiali utilizzati. Un edificio con pareti in blocchi di cemento o mattoni in terra è indice di maggior stabilità economica e sicurezza della proprietà rispetto a una casa in lamiera ondulata, all’ultimo gradino di questa graduatoria sono appunto i ripari realizzati con teli.

Questa soluzione è infatti solitamente utilizzata per costruire ripari di fortuna o per rivestire rudimentali strutture in legno in attesa di raccimolare soldi per realizzare tamponamenti in lamiera.

Più frequentemente questi elementi sono invece impiegati come riparazione per tetti o pareti in lamiera, come impermeabilizzazione di coperture (vegetali o in metallo) nella stagione delle piogge o per realizzare strutture temporanee come i banchi per mercati.

La storica natura effimera e instabile delle architetture in teli è quindi riproposta nell’autocostruzione urbana contemporanea di gran parte del pianeta, applicata negli edifici più poveri e provvisori, destinati ad essere rimossi, spostati o sostituiti con materiali più duraturi.

Questa “vocazione” temporanea non toglie valore a un materiale straordinariamente ricco di potenzialità e versatilità.

Technical details – teli e tessuti

Building tips – teli e tessuti

  • Il nemico principale delle costruzioni in teli o tessuti è il vento; valutare con cura quantità e tipologia degli ancoraggi e rafforzare il più possibile le strutture portanti che potrebbero essere facilmente divelte;
  • Proteggere con un doppio strato o elementi morbidi i punti di contatto e di sfregamento con superfici dure o con elementi della struttura che col tempo possono causare strappi o lacerazioni;
  • Anche i materiali plastici sono soggetti a marcescenza, evitare punti non tesi o non spioventi in cui possano restare ristagni d’acqua o il contatto col terreno, specialmente se umido;
  • Nel caso si utilizzino elementi composti da più teli cuciti fra loro predisporre i tiranti in direzione parallela allo sviluppo delle cuciture;
  • Nelle strutture di tessuto realizzare un orlo di rinforzo sull’intero perimetro (2 cm circa) in determinati casi può essere utile inserire nell’orlo un cordino in nylon o canapa;
  • Evitare di realizzare fori per legature o tiranti senza gli occhielli di rinforzo in metallo o plastica dura e mantenere una distanza adeguata (3 / 4 cm) dai bordi;
  • Utilizzare staffe o nodi regolabili per i tiranti in modo da poter adattare e modificare rapidamente la tensione dei teli.

African way è un viaggio nei luoghi dove costruire è una necessità e richiede creatività e ingegno per recuperare materiali minimizzando le risorse.

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Federico Monica

Architetto e PhD in Tecnica e Pianificazione Urbanistica. Appassionato di Africa e fondatore di Taxibrousse mi occupo da oltre dieci anni di slum e insediamenti informali, autocostruzione, materiali e tecnologie povere.


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TaxiBrousse è uno studio che sviluppa progetti e consulenze di ingegneria, architettura, urban planning e ambiente per la cooperazione internazionale

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