Un luogo comune antico e duro a morire dipinge l’Africa come un continente storicamente rurale in cui le città furono importate dalle potenze coloniali europee.

Falso.

Le città carovaniere del Sahel già descritte dagli esploratori arabi nel X e XI secolo, i ricchi centri commerciali lungo il corso del Niger, le potentissime città stato nigeriane, le maestose rovine di Great Zimbabwe, testimoniano la ricchezza e la potenza di civiltà urbane straordinariamente evolute, testimonianze che in epoca coloniale si tentava a tutti i costi di rimuovere.

E’ vero invece che durante il colonialismo le città erano spesso percepite come luoghi estranei, espressioni di un potere straniero e discriminante, piccole ènclaves di Europa costruite per funzionari britannici e francesi  per lo più inaccessibili agli africani.

Per questo forse, dopo le indipendenze si assiste a una “riappropriazione” delle città che vengono progressivamente stravolte e acquistano forme, modi di vita e sistemi di governo totalmente inediti e basati sull’informalità.

Il libro L’Africa delle Città – Urban Africa, a cura di A. Gusman e C. Pennacini (Accademia University Press, Torino) fa il punto della situazione su questo tema complesso e di cui si inizia a parlare con sempre maggior interesse.

Trenta studiosi di vari ambiti analizzano altrettante città e metropoli del continente sotto molteplici punti di vista: antropologici, urbanistici, culturali, delle arti visive e espressive, offrendo uno spaccato interessantissimo di ciò che rappresenta il fenomeno urbano in Africa.

Sani Abacha street, Freetown, Sierra Leone

Suddiviso in sezioni macro-regionali il testo, introdotto da un saggio di Bill Freund, spazia dall’organizzazione urbana di Kampala e Accra alla struttura dei campi Sahrawi, dalle reti di distribuzione idrica o di approvvigionamento alimentare nel Sahel alle arti visive e alla letteratura in Marocco o a Luanda.

Un racconto non univoco, che spazia in ambiti differenti e si focalizza su dettagli sempre diversi perchè come scriveva Filip De Boeck su Kinshasa la complessità indecifrabile di queste città non può essere rinchiusa in un unico e lineare percorso interpretativo nè descritta e compresa con strumenti e linguaggi tradizionali.

Anche noi abbiamo contribuito a questo libro, raccontando la storia unica della città di Freetown, nata come nuova patria per gli schiavi liberati che contribuirono a sviluppare un ambiente urbano straordinariamente multietnico, multiculturale e policentrico.

Una vivacità ancora oggi percepibile in un ambiente urbano stravolto da anni di guerra civile, emergenze sanitarie e migrazioni interne in cui l’informalità sembra aver preso il sopravvento.

Un’informalità che però può diventare risorsa, proponendo soluzioni condivise all’assenza di governo del territorio e alla carenza di infrastrutture.

Qui è possibile scaricare la versione completa del libro in formato pdf.

Federico Monica

Architetto e PhD in Tecnica e Pianificazione Urbanistica. Appassionato di Africa e fondatore di Taxibrousse mi occupo da oltre dieci anni di slum e insediamenti informali, autocostruzione, materiali e tecnologie povere.


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TaxiBrousse è uno studio che sviluppa progetti e consulenze di ingegneria, architettura, urban planning e ambiente per la cooperazione internazionale

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