Il 15 ottobre di 32 anni fa veniva ucciso il capitano Thomas Sankara, molto probabilmente il leader più illuminato, innovativo e coraggioso che il continente africano (e non solo…) abbia mai avuto.

Presidente dell’Alto Volta, da lui rinominato Burkina Faso: paese degli uomini integri.

Un nuovo nome non solo di facciata: nella sua breve vita e nei suoi tre anni di presidenza lanciò una serie di riforme creative, rivoluzionarie e straordinariamente innovative, dimostrando che poteva esistere una “via africana” alla politica.

Se molto è stato detto e scritto sulle politiche sociali, economiche e sul rifiuto di pagare il debito estero, non si conosce tanto delle idee di Sankara riguardo la città e il fenomeno dell’urbanizzazione.

Certo le imponenti azioni per limitare la migrazione dalle campagne attraverso la creazione di cooperative di lavoro, presidi sanitari rurali, scuole e la promozione dei prodotti agricoli locali dimostrano un’enorme lungimiranza (siamo nei primi anni ’80) ma cosa avrebbe inventato Sankara, con più tempo a disposizione, per la città africana?

Probabilmente nuovi modelli di sviluppo, pianificazione e organizzazione che bruciassero i ponti con tutte le teorie europee per promuovere una via diversa all’urbanizzazione, in grado di riscoprire e reinventare le dinamiche evolutive dei villaggi prima e delle città carovaniere Saheliane poi.

Forse è solo un sogno ma quel giovane militare con gli occhi brillanti che girava la città in bicicletta e possedeva solo una piccola casa, una Renault 4 e un congelatore, aveva i numeri per stupire tutti, anche su un tema su cui non aveva “competenze” dirette come quello urbano.

A trent’anni dalla tragica fine dell’esperienza straordinaria di Sankara l’insegnamento da trarre dovrebbe essere quello del suo più celebre slogan: “osare inventare l’avvenire”.

Quando Sankara chiedeva di osare si rivolgeva a ciascun cittadino, ognuno nel suo piccolo, ognuno per il suo avvenire personale ma con lo sguardo a un futuro equo per tutti.

Spesso però non osiamo, non inventiamo e il nostro avvenire paga sempre più le conseguenze di un continuo consumo di suolo e del deterioramento di risorse non rinnovabili; non osiamo inventare, principalmente in qualità di addetti ai lavori o “esperti”, ma anche come semplici cittadini.

Le città inventate dai cittadini sono sempre vive, efficienti, “a misura d’uomo”; migliorabili certo ma così diverse dalle città che spesso progettiamo calcificandoci sul rispetto di standard, normative, indici e linee guida senza renderci conto che stiamo creando distese di non luoghi uniformi, piatti e senza anima.

Nonostante questo continuiamo a propinare le nostre “ricette” a tutte le latitudini, come se fossero le uniche sensate, soffocando l’iniziativa di chi saprebbe osare e inventare, o meglio ancora, osare re-inventare le città, una tecnica sostenibile che dovremmo apprendere dai cittadini di molte metropoli africane, maestri indiscussi di creatività, rigenerazione e recupero.

Questa è una parte dell’eredità visionaria che ci ha lasciato Thomas Sankara, sapremo essere all’altezza di questa sfida?

Federico Monica

Architetto e PhD in Tecnica e Pianificazione Urbanistica. Appassionato di Africa e fondatore di Taxibrousse mi occupo da oltre dieci anni di slum e insediamenti informali, autocostruzione, materiali e tecnologie povere.


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TaxiBrousse è uno studio che sviluppa progetti e consulenze di ingegneria, architettura, urban planning e ambiente per la cooperazione internazionale

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