Il rapporto fra città informale e istituzioni è ovviamente complesso e molte volte si traduce nel rifiuto di un dialogo e di riconoscimento reciproco.

Per i residenti di molti slum lo “stato” è un’entità lontana, inaffidabile se non minacciosa, mentre per la politica gli slum sono spesso un problema da rimuovere.

Non si tratta tanto di rimozione fisica dei quartieri attraverso sgomberi forzati (che rischiano di creare problemi ancora maggiori) quanto piuttosto di totale indifferenza e assenza di progettualità: in poche parole se si escludono i periodi elettorali gli slum e i loro residenti non esistono nelle agende politiche.

L’esempio maggiormente eclatante è che gran parte degli slum non compare sulle mappe ufficiali su cui vengono redatti i piani urbanistici.

mappa e foto aerea slum kroo bay
La cartografia ufficiale della città di Freetown, in uso fino al 2011, mostra un’ampia area deserta nella zona in cui sorge lo slum di Kroo bay, visibile nella foto aerea a destra.

Dal punto di vista delle istituzioni si teme talvolta che inserire sulla cartografia ufficiale quartieri “abusivi” costituisca una sorta di riconoscimento che è preferibile evitare, in altri casi mappare nel dettaglio quartieri considerati effimeri e comunque fortemente mutevoli può apparire uno sforzo inutile.

Certo vedere aree popolate da decine di migliaia di persone rappresentate sulle carte come deserte e inedificate pone diversi dubbi sull’effettiva efficacia che potrà avere una pianificazione basata sulle mappe stesse.

Se gli spazi bianchi sulle carte rischiano di creare grossi problemi, altrettanto pericolosi sono i meno visibili dati mancanti nei censimenti.

Ad oggi non esistono o quasi classificazioni che permettono di definire se un abitante risieda o meno in un’area definita come slum: le distinzioni si limitano solitamente all’ambito (urbano o rurale) e alla qualità dell’edificio.

A questa lacuna sopperiscono in parte le iniziative di self-monitoring realizzate da organizzazioni di residenti a cui abbiamo accennato in questo articolo, tuttavia tali iniziative non risultano ancora abbastanza diffuse e coordinate per offrire alle istituzioni un quadro complessivo del fenomeno.

Dopo una fase di analisi sugli strumenti di censimento utilizzati da diversi paesi UN-Habitat ha evidenziato il problema, rimarcando come, soprattutto dal punto di vista degli indicatori sanitari, sia necessaria una maggiore attenzione in questo senso.

Un gruppo di lavoro multidisciplinare che comprende membri di organismi internazionali, ricercatori, professionisti e funzionari delle agenzie di statistica di numerosi paesi membri ha iniziato a sviluppare una roadmap, recentemente sottoscritta a Bellagio, sul lago di Como, e articolata in tre punti principali:

  • censire le tecniche attualmente in uso per identificare i residenti negli slum evidenziando punti di forza e di debolezza di ciascun metodo;
  • produrre una serie di raccomandazioni per favorire l’identificazione di aree urbane come slum all’interno degli strumenti di censimento e mappatura
  • definire un’agenda di ricerca finalizzata a individuare le metodologie maggiormente efficaci per identificare gli slum testandole direttamente anche mediante l’uso di dati geospaziali.

Una volta definiti metodi standard di definizione è in programma la realizzazione di una guida finalizzata non solo ad assicurare l’integrazione degli strumenti individuati nei diversi sistemi di raccolta e elaborazione dati, ma principalmente a sensibilizzare gli istituti nazionali di statistica sull’importanza della mappatura degli slum per uno sviluppo urbano maggiormente inclusivo.

Anche Taxibrousse ha dato il suo contributo a questa importante iniziativa partecipando al fianco di UNDP alla redazione di un toolkit che raccoglie buone pratiche di participatory data collection sviluppati dai residenti degli slum.

Contattaci per ottenere gratuitamente il pdf completo del toolkit “From urban data collection to urban design”

Federico Monica

Architetto e PhD in Tecnica e Pianificazione Urbanistica. Appassionato di Africa e fondatore di Taxibrousse mi occupo da oltre dieci anni di slum e insediamenti informali, autocostruzione, materiali e tecnologie povere.


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TaxiBrousse è uno studio che sviluppa progetti e consulenze di ingegneria, architettura, urban planning e ambiente per la cooperazione internazionale

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