Le analisi di vulnerabilità e di esposizione ai rischi all’interno di uno slum individuano quasi sempre le donne fra le categorie più fragili.

Povertà generalizzata, condizioni ambientali e mancanza di servizi essenziali, microcriminalità sono fattori solitamente diffusi in molti insediamenti informali che ricreano un contesto potenzialmente molto rischioso.

Dal punto di vista socio-economico le ricerche raccontano che in molti slum buona parte dei nuclei famigliari sono monoparentali e quasi sempre costituiti da donne abbandonate o vedove, con diversi figli da mantenere attraverso lavori saltuari e legati all’economia informale.

In queste situazioni di indigenza e in paesi in cui la sanità pubblica è a pagamento aumentano a dismisura anche i rischi legati alla salute e, in particolare, la mortalità per parto.

Il tema della violenza è altrettanto allarmante: si calcola che le violenze domestiche e soprattutto gli stupri abbiano percentuali fortemente maggiori rispetto ad altre aree delle città. La mancanza di fiducia e il timore verso le istituzioni porta poi a non denunciare abusi o crimini subiti, alimentando la sensazione di impunità e ingiustizia.

Un insieme di fattori correlati che influiscono fortemente sulla vita quotidiana di molte donne, anche negli aspetti più banali.

Ad esempio l’assenza diffusa di bagni privati o in prossimità delle case, oltre a costituire un problema sanitario e di privacy, costringe a spostamenti a volte anche di centinaia di metri; dal momento che molti slum non hanno illuminazione notturna sono molte le donne che per evitare aggressioni quotidiane attendono l’alba per servirsi dei bagni.

Realtà difficili, in molti casi drammatiche ma che nascondono spesso germogli di speranza, piccoli segnali di una possibile rivoluzione.

Il grande punto di forza degli slum è la straordinaria resilienza dei suoi residenti e la loro capacità di inventare soluzioni collaborative e comuni a problemi diffusi.

Il motore di questa creatività dal basso sono quasi sempre le donne.

Già da diverso tempo è appurato che il tasso di successo delle operazioni di microcredito aumenta a dismisura quando a occuparsi dell’attività è una donna o gruppi di donne, la stessa cosa avviene nel sistema tradizionale delle “tontine” (una specie di cassa comune con prestito a rotazione in un gruppo di famiglie) molto più efficaci quando l’economia familiare è gestita al femminile.

Oltre che nell’”ordinaria amministrazione” tuttavia è nella visione e nella ricerca di un cambiamento che le donne residenti negli slum risultano protagoniste indiscusse.

Di fianco a donne meravigliose che hanno donato la vita per i diritti dei poveri urbani come Perween Rahman uccisa nel 2013 e Marielle Franco assassinata meno di un anno fa sono tantissime le donne che quotidianamente si battono per un mondo più giusto e città più inclusive.

Negli slum di Nairobi, ad esempio, sono stati gruppi di donne a organizzare, pochi anni fa, una serie di marce di protesta per richiedere diritti, infrastrutture e accesso ai servizi di base.

Nelle attività di participatory data collection le donne sono spesso le più attive ed efficienti mentre in molti slum indiani sono nati gruppi di autodifesa e auto-aiuto anche per proteggersi vicendevolmente in situazioni a rischio.

In paesi in cui la discriminazione è ancora evidente a livello lavorativo e a livello politico non è raro trovare slum in cui i più influenti community leaders sono donne, quasi sempre determinate, ostinate e meno corruttibili rispetto ai loro colleghi uomini.

Ricordo Isatu, detta “Pan Body” (baracca nello slang locale) che in un grande slum di Freetown accoglieva bambini di strada nella sua piccola casa; tutti i progetti sviluppati nel quartiere passavano in qualche modo da lei, tutti ne riconoscevano l’autorità, compreso i piccoli criminali locali che a un suo urlo se la svignavano rinunciando a rubacchiare qualcosa.

Anche dal punto di vista dell’innovazione troviamo straordinari esempi di creatività e imprenditorialità al femminile, il caso più interessante è senza dubbio quello di Dharavi Diary, un’iniziativa sviluppata da una ONG locale nell’omonimo slum di Mumbai che ha creato, fra le tante iniziative, una scuola di programmazione per le ragazze dello slum.

Già dopo poco tempo il team delle studentesse ha progettato e sviluppato una serie di applicazioni dedicate agli slum dwellers con informazioni utili, messaggi di allerta per eventuali rischi ambientali, offerte di scambio ecc.

Molti cambiamenti a cui assistiamo nell’auto-organizzazione dei residenti e nella loro capacità di migliorare i propri insediamenti partono dall’inventiva e sono portati avanti dalla tenacia delle meravigliose donne degli slum.

Si tratta di piccoli passi, a volte impercettibili ma l’ostinazione, la capacità di resilienza, l’abnegazione e la sensibilità che a noi uomini, ahimè, a volte mancano, fanno sperare in un futuro più inclusivo e sostenibile, per tutti.

Condividi questa pagina

TaxiBrousse è uno studio che sviluppa progetti e consulenze di ingegneria, architettura, urban planning e ambiente per la cooperazione internazionale

Articoli in evidenza


Seguici sui nostri canali social

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *